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Per i sostenitori di Selva

Cari amici, vi informiamo che dopo attente riflessioni abbiamo deciso di trasferire l’intestazione della nostra anziana cavalla Selva,  ad altra serissima e solida associazione animalista, ovvero IL Cercapadrone Onlus – Trento e Provincia. Il nostro settore animali al momento è in trasformazione, mentre l’altra associazione sarà perfettamente capace di offrirle il meglio. Selva resterà a vivere dove si trova dal 2013, in totale pace, senza sfruttamento di alcun tipo. Sarà sempre la nostra ex responsabile del Settore Animali, Maddalena Di Tolla, a curarsi di lei, avendo lei fondato da un anno la delegazione trentina dlel’associazione lombarda. Vi invitiamo dunque a donare a Il Cercapadrone Onlus, come da istruzioni pubblicate sui loro siti. Vi ringraziamo delle vostre donazioni giunte finora, a breve gireremo i circa 200 euro rimasti per lei sul nostro conto (con bonifico) ad Il Cercapadrone Trento e Provincia.

SELVA, la CAVALLA SALVATA DA UNA BRUTTA FINE, E ROCCO IL PITTBULL ANZIANO

Cavalli, cani, gatti, rospi, animali selvatici di vario genere (in primis orsi, lupi, linci, gipeti, galli cedroni emblemi dell’ecosistema alpino): cerchiamo di occuparcene come possiamo. le nostre sono azini dirette di orescue, azioni politiche, di sensibilizzazione. Perché gli animali sono una parte importantissima dell’ambiente e della nostra vita e della nostra storia. Perché randagismo, maltrattamenti, circhi, sperimentazione sugli animali, caccia, migrazioni e molto altri sono problemi e questioni rilevanti di cittadinanza. Perchè milioni di persone vivono con un animale, perché essi sono parte della nostra economia (nel bene e nel male), perchè la sensibilità verso i loro diritti e problemi cresce costantemente nel  nostro paese. Ecco due delle loro storie, emblematiche dei maltrattamenti subiti da migliaia di animali e di quello che uniti possiao fare per cambiare.

Selva è una bella cavalla grigia (anche se il colore che appare è bianco!), di circa 25/30 anni di età.

Legambiente l’ha adottata nel maggio 2013, salvandola da un’asta dall’esito incerto.

Nel 2012 la cavalla era stata trovata dai forestali della stazione di Trento, detenuta in campagna sopra la città, in condizioni pessime, sempre rinchiusa, con le unghie malmesse e molto sofferente, malnutritia e non socializzata con altri cavalli. Dopo il sequestro disposto dalla magistratura, è arrivato un decreto di condanna penale per il proprietario.

Selva è stata quindi confiscata ma, dopo che era vissuta presso il vivaio forestale di Trento, in località Casteller, accudita dai forestali, purtroppo la Procura di Trento aveva deciso di mandarla all’asta, in modo per noi del tutto incomprensibile, senza nemmeno provare ad affidarla ad una associazione.

Siamo quindi intervenuti e l’abbiamo riscattata, chiedendone l’affido in proprietà. Il 14 maggio 2013 la nostra cavalla è stata trasferita presso l’associazione Il sogno Cheyenne, dove trascorrerà i prossimi anni della sua vecchiaia in totale riposo, senza maltrattamenti e senza essere sfruttata nè montata.

Le abbiamo dedicato un percorso di linguaggio del branco e di relazione soft, per poter interagire con lei, che aveva molte  paure cupe dell’uomo. Oggi Selva è un animale che comunica e convive serenamente con cavalli e umani.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per mantenerla. Il costo del fieno e delle cure veterinarie e di assicurazione si aggira sui 1.500 euro all’anno. Alla data del 01 maggio 2014 avevamo raccolto 1500 euro, fra donazioni dei membri del nostro direttivo e le vostre generose donazioni. In febbraio 2014 Selva si è ammalata, è quasi morta. L’abbiamo salvata, le regaleremo ancora mesi o forse (speriamo) ancora un intero anno di serenità e libertà. Ci serve ancora il vostro aiuto!

Se desiderate aiutarci, potete farci una donazione con la causale “cavalla Selva” sul nostro conto corrente postale

 70729082IBAN IT-97- I-07601-01800-000070729082- paypal su alpinatura@legambientetrento.it, causale “cavalla Selva” oppure per cani ogatti con causale “cani” o “gatti” o in generale “animali”

Avvisateci con una mail della vostra donazione, per aggiornare il file e per ringraziarvi.

Selva oggi, felice in un branco di cavalli in Piné

 

Selva in inverno, ancora molto deperita    

In viaggio verso il futuro!

 E al rifugio, presso l’associazione Il sogno Cheyenne

 

Abbiamo anche preso in carico Rocco, un anziano pittbull che era vissuto per dieci anni in un brutto canile della Puglia, da dove mai usciva. Lo abbiamo fatto rinascere! Oggi Rocco vive felicemente adottato presso nua famiglioa di Trento. Dopo di lui, sono arrivate anche due cagnette dalla Puglia, Nia e Bianca, entrambe veolcemente adottate pe la loro bellezza e il loro buon carattere. 

Dopo di loro abbiamo contribuito a salvare il destino di altri cani e gatti, fra cui Nia, Bianca, Brando e Bimba, tutti cani pugliesi. La Puglia è infatti una regione dove accanto al radnagismo endemico, endemici sono anche inerzia e inettitudine della Regione stessa e dello Stato. I canili e le strade sono pinei di caniabbadnonati, malati, disperati. I volontari sono spesso lasciati soli a combattere per salvare quanti più cani e gatti è possibile. Anzi, spesso i volontari sono addirittura ostacolati dalle stesse istituzioni che sarebbero preposte ad aiutare gli animali, a prevenire le zoonosi e a trovare adozione per i cani e i gatti. 

A Fukushima il terzo incidente più grave della storia

Legambiente: “Diciamo No alle centrali EPR in Italia già bocciate da Francia, Gran Bretagna e Finlandia per problemi di sicurezza”

Quello di Fukushima è stato il terzo incidente più grave avvenuto in una centrale atomica nella storia. E non è finita. La situazione continua ad essere grave e l’allarme non accenna a scendere per i rischi di nuove esplosioni negli altri reattori e perché ancora non si è in grado di capire se nel nocciolo dei due reattori più colpiti si sia avviata la pericolosissima fase di fusione.

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Acqua bene comune

Legambiente si batte contro la privatizzazione dei servizi idrici.

La comunità internazionale deve assumere l’impegno per una gestione sostenibile ed equa della risorsa acqua. Le Nazioni unite devono riconoscere l’accesso all’acqua come un diritto fondamentale e inalienabile, individuale e collettivo. E’ necessario:

  • adottare, a livello mondiale, politiche di salvaguardia dell’acqua come elemento centrale dello sviluppo e prioritario nella lotta alla povertà;
  • garantire un servizio accessibile a tutti nel rispetto delprincipio delle ‘3 E’: efficienza, efficacia, economicità;
  • trovare forme innovative per rendere protagoniste le comunità locali nella gestione dei servizi idrici e per vigilare sull’applicazione di un esercizio trasparente ed equo;
  • intraprendere scelte non generiche ma diversificate e puntuali in base alle esigenze territoriali, per evitare i casi di cattiva gestione, o il prevalere di logiche di profitto a discapito della qualità del servizio e della risorsa (perdite idriche, mancanza di investimenti);

Per conoscenza delle problematiche giuridiche e della situazione trentina, mettiamo a disposizione un sunto della sentenza della Corte Costituzionale n. 325/2010 che ha rigettato i ricorsi delle Regioni contro le norme di privatizzazione statale del 2008-2009 ed altri documenti utili forniti da Gianfranco Poliandri.


Giovedì 3 febbraio presentata a Trento in Piazza Duomo la campagna referendaria.

Presentata questa mattina in Piazza Duomo la campagna referendaria in Trentino. Dopo la raccolta di 11.000 firme per i referendum contro le privatizzazioni dell’acqua, i Comitati e gli altri soggetti che si sono attivati in Trentino nell’estate del 2010 aprono la campagna per la vittoria dei SI. Le decisioni della Corte costituzionale nn. 24 e 26 del gennaio 2011 hanno dichiarato ammissibili i referendum promossi dai movimenti italiani per l’acqua bene comune che vogliono: a) abrogare le norme che nel 2008-2009 hanno accelerato fortemente la privatizzazione dei servizi idrici (e di quasi tutti gli altri servizi pubblici locali); b) creare alcune delle condizioni necessarie per avviare un processo di ripubblicizzazione dei servizi; c) eliminare lo scandalo della remunerazione automatica garantita al capitale privato investito nel settore. Raggiungere il quorum e vincere con una valanga di SI ha un valore specifico in Trentino: sia per il necessario contributo alla battaglia nazionale sia per battere la privatizzazione strisciante che i servizi idrici subiscono anche in questa Provincia. Contrariamente a quanto prevedono le regole statali, lo Statuto speciale permetterebbe in Trentino esclusivamente gestioni pubbliche basate su servizi comunali in economia e aziende speciali. Eppure, assumendosi una responsabilità grave, la Provincia di Trento ha voluto aprire al mercato i servizi idrici già nel 1993 ed ha insistito su questa strada fino alle irragionevoli norme della legge finanziaria provinciale 2011 dove (articolo 22) si raccolgono le peggiori indicazioni delle norme nazionali 2008-2009 e si stabilisce che anche in Trentino nelle SpA a capitale misto il socio privato possieda almeno il 40% del capitale sociale. Una decisione che: 1) non ha tenuto conto delle sensibilità espresse da gran parte dei cittadini; 2) è stata mascherata con la necessità di confermare le tradizionali gestioni trentine (che erano invece già garantite dallo Statuto, dalla legge regionale n. 1/1993 e dalla legge provinciale n. 6/2004). Al di là delle apparenze, la penetrazione delle gestioni privatizzate in Trentino ha raggiunto livelli importanti. Nel 2010, 193 Comuni su 217 mantengono gestioni realmente pubbliche; ma altri 24 (per un totale di circa 200.000 abitanti riforniti) producono il servizio idrico tramite affidamento a SpA che – miste o di totale proprietà degli enti locali – sono comunque soggetti di diritto privato tenuti a ricercare profitti di mercato.In Trentino la sfida per la vittoria nei referendum si intreccia con altre sfide decisive. Tra il 2011 e l’inizio del 2012 le Comunità di Valle (che hanno ora la competenza) dovranno stabilire la forma organizzativa del proprio servizio idrico e potranno scegliere tra le 4 soluzioni ancora possibili in questa Provincia: 1) le gestioni comunali in economia associate in convenzione “di territorio”; 2) le aziende speciali o gli enti pubblici economici in assetto consortile; 3) le SpA miste; 4) le SpA a totale capitale pubblico. L’impegno dei movimenti e dei soggetti che hanno promosso il referendum e che si battono per l’acqua bene comune è vigilare che le future scelte raccolgano le preoccupazioni delle collettività, non ignorino le tradizioni di valle, non siano orientate al mercato e quando necessario aprano percorsi di recupero dei servizi oggi affidati alle SpA. Per questo potranno essere ancora utili le modifiche degli Statuti di Comuni e Comunità di Valle per dichiarare il ciclo idrico come servizio locale di interesse generale che per sua propria natura non è possibile erogare ricorrendo alle regole del mercato e della concorrenza. Ma le gestioni pubbliche in economia o tramite aziende non assicurano per definizione né trasparenza totale né partecipazione ampia delle collettività nelle decisioni. Sarà questo un terreno di confronto, anche per il minimo gratuito di 50 lt/giorno/persona e uno statuto provinciale dei beni comuni. Ci sono infine altri obiettivi. La produzione dei servizi idrici è una delle forme degli usi dell’acqua. Le disuguaglianze e le nocività che non vogliamo passano anche in Trentino attraverso gli impieghi irragionevoli, gli sprechi, gli inquinamenti.